Uscire dalla comfort zone
Sono una persona piuttosto timida. Non amo particolarmente la folla, faccio fatica a espormi e spesso mi sento più a mio agio nel mio spazio tranquillo, tra illustrazioni, colori e progetti da costruire con calma.
Già quello di mostrarmi sui social, postare regolarmente "mettendoci la faccia" e la mia voce, è una fatica. Vero è che con la pratica si migliora e ci si abitua, ma rimane comunque una sorta di forzatura. Figuriamoci partecipare ad un evento di persona!!!
Proprio per questo però mi piace far parte del Collettivo Illustrazione Ticino: primo perché ho l'occasione di interagire con altri illustratori, condividere opinioni e consigli, farmi contagiare dalla creatività degli altri. E come secondo punto, perché si organizzano occasioni per mostrarsi al pubblico, per interagire, per uscire nel "mondo vero".
Quando si è presentata la possibilità di partecipare a TiNerd ho deciso quindi di accettare. Mi sembrava una buona occasione per uscire un po’ dalla mia comfort zone e portare il mio lavoro in un contesto diverso dal solito.

Due giorni a TiNerd
Per chi non lo conoscesse, TiNerd è un evento dedicato al mondo nerd e creativo: videogiochi, giochi da tavolo, cosplay, illustrazione, artigianato e tante persone accomunate dalle proprie passioni.
L’edizione di quest’anno si è svolta il 25 e 26 aprile e, insieme al Collettivo, abbiamo avuto uno spazio dove esporre le nostre illustrazioni e i nostri prodotti. Domenica pomeriggio siamo anche saliti sul palco per presentarci e raccontare qualcosa del nostro lavoro.
Prima dell’evento avevo una curiosità in particolare: volevo capire come le persone avrebbero reagito ai miei puzzle delle quattro stagioni.
Essendo una fiera molto legata al gioco, mi sembrava il contesto perfetto per osservarli attraverso gli occhi del pubblico, vedere chi si fermava, quali dettagli attiravano l’attenzione e quali storie nascevano spontaneamente guardandoli.
Gli incontri che restano
È stancante stare due giorni in piedi, dietro il tavolo, e parlare con le persone. Raccontare le stesse cose più e più volte, essere sempre sorridente, mangiare velocemente e poi tornare al lavoro. Ma c'è una cosa che fa dimenticare tutta quella fatica, completamente: gli incontri.
Sono state sorprendentemente tante le persone che si sono avvicinate allo stand dicendomi "io ti seguo sui social!", e volevano salutarmi di persona. È sempre stranissimo, in senso positivo, dare finalmente un volto reale a nomi e profili che fino a quel momento erano esistiti solo dentro uno schermo. Ed è anche stata l'occasione per rimettere in discussione quella sensazione che avevo nei confronti delle "cifre dei social": quando guardavo il numero di follower che non aumenta, mi dicevo che erano pochi e non stavo facendo un buon lavoro... ma non era affatto vero. Quelle persone che hanno dimostrato un calore così genuino, son persone vere e non numeri. E sono tante! Grazie!
Poi ci sono state anche tante nuove connessioni nate sul momento. Mi ha colpita soprattutto vedere come le persone reagivano al ninja: non solo dal punto di vista estetico, ma proprio alla sua storia e a quello che rappresenta. Alcuni si fermavano incantati ad ascoltare come è nato questo piccolo personaggio, cosa rappresenta... e ho adorato vedere come cambiava l'espressione sui loro volti. C'era connessione, c'era empatia.
È stato divertentissimo anche vedere le facce delle persone che vedevano i miei puzzle delle 4 stagioni: la maggior parte esprimevano un misto tra ammirazione e orrore/paura, di fronte a tale complessità! Ma sono stati anche tanti che hanno espresso interesse verso questo prodotto particolare, per veri appassionati.
Uno dei momenti che mi porterò più nel cuore, però, è stato quando una signora è passata apposta per dirmi quanto le fosse piaciuto il puzzle Primavera che aveva acquistato a Natale per sua figlia, ma che alla fine ha tenuto per sé perché "troppo bello!".
Sono cose semplici, ma riceverle dal vivo ha un peso completamente diverso. Non è una notifica, non è un numero, non è un like comparso per pochi secondi sul telefono. È una persona che decide di fermarsi e condividere con te una sensazione reale.
Quello che i social non mostrano
Negli ultimi mesi mi sono resa conto di sentirmi piuttosto stanca dei social.
C’è tantissimo impegno dietro alla creazione dei contenuti: pensare cosa pubblicare, cercare di essere costanti, capire cosa funziona e cosa no. E spesso, dall’altra parte, arrivano poche interazioni visibili. Questo porta facilmente a pensare che quello che si sta facendo non venga davvero visto.
Durante TiNerd, però, diverse persone mi hanno detto qualcosa di molto simile: “Ti seguo da tempo, mi piace molto quello che fai, anche se raramente interagisco.”
Ed è una frase che mi è rimasta impressa.
Mi ha fatto capire che il silenzio sui social non significa necessariamente disinteresse. Esistono tante persone che osservano, seguono il tuo percorso e apprezzano il tuo lavoro senza sentirsi per forza parte attiva della conversazione. Oppure semplicemente i miei post non sono divisivi, non fanno partire una discussione: magari semplicemente partono e arrivano, punto.
E allo stesso tempo mi ha ricordato quanto sia importante non lasciare che tutto resti confinato online. Probabilmente la chiave sta proprio lì: trovare un equilibrio.
Usare i social come uno strumento utile per condividere e creare connessioni, senza però dimenticare il valore degli incontri reali, delle conversazioni spontanee e delle esperienze vissute di persona.
Cosa mi porto a casa
Da questo weekend mi porto a casa soprattutto gratitudine.
Per il Collettivo Illustrazione Ticino, che mi ha dato questa opportunità (grazie Raffaele, Lisa, Aline, Joel, Paloma, Jamila, Mavie, Elanor!)
Per tutte le persone che si sono fermate a parlare con noi. Per chi ha condiviso un pensiero, una storia o anche solo qualche minuto del proprio tempo.
E anche la conferma che eventi così sono importanti.
Perché, ogni tanto, uscire dallo schermo e incontrarsi davvero fa bene.
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