Ci sono luoghi che attraversi spesso, magari senza fermarti davvero a guardarli. Monteceneri, per molti, è proprio questo: un punto di passaggio tra nord e sud del Ticino. È solo una frontiera tra sopra-ceneri e sotto-ceneri. Eppure, basta cambiare prospettiva per accorgersi che è molto di più.
Quando Lisa Gyongy mi ha proposto di realizzare la copertina di aprile per The Ticineser, ho subito pensato agli elementi iconici di questo luogo, il paese in cui vivo. Il progetto, nato nell’agosto 2025, si ispira al formato delle grandi riviste illustrate, ma con uno sguardo completamente locale: ogni copertina è un’interpretazione del Ticino, personale e visiva, senza bisogno di parole.
Da dove nasce il progetto The Ticineser

The Ticineser si inserisce in una tradizione precisa, che parte da The New Yorker, la celebre rivista americana fondata nel 1925 e diventata iconica anche grazie alle sue copertine illustrate: immagini senza titoli, capaci di raccontare storie, commentare l’attualità o catturare lo spirito di una città con un solo colpo d’occhio.

Più recentemente, questo approccio è stato reinterpretato su scala locale da The Milaneser, un progetto nato nel 2020 che immagina una “rivista” fatta esclusivamente di copertine dedicate a Milano. Qui, illustratrici e illustratori diversi offrono la loro visione della città, trasformando luoghi, abitudini e atmosfere in immagini evocative. Non è una rivista vera... esiste solo attraverso le proprie copertine illustrate.

The Ticineser segue proprio questa linea: prende un formato riconoscibile e lo rilegge attraverso il territorio ticinese, costruendo, copertina dopo copertina, un racconto collettivo fatto di sguardi personali. Ogni illustratore ticinese mostra il suo sguardo su questo splendido territorio.

Un luogo, più storie
Nel pensare alla copertina, non volevo semplicemente “disegnare un paesaggio”. Volevo raccontare cosa rappresenta Monteceneri, almeno secondo il mio sguardo.
Da una parte c’è la sua identità architettonica, con la chiesa progettata da Mario Botta: una presenza forte, geometrica, quasi silenziosa. Può piacere oppure no, ma rimane impossibile da ignorare. È davvero caratteristica.
Poi ci sono le nuove cabinovie del Monte Tamaro, rifatte nel 2025, che portano verso la cima della montagna, rendendola accessibile anche a chi è poco avvezzo alle camminate. Sono un invito al movimento, alla scoperta, a cambiare punto di vista.
E infine il cielo. Un elemento che spesso dimentichiamo quando guardiamo un paesaggio, ma che volevo far diventare protagonista: parapendii sospesi, traiettorie leggere, libertà.
Un dettaglio personale
Tra questi elementi, ce n’è uno più nascosto: un piccolo aliante, rappresentato come un aeroplano di carta.
Non è lì per caso. È un modo per inserire una dimensione personale dentro l’immagine. Non è raro infatti che durante i miei voli in aliante mi ritrovi a passare di fronte al Monte Tamaro, osservando dall'alto l'iconica chiesa e i suoi escursionisti avventori.
Con quel piccolo aeroplanino di carta ho voluto inserire me stessa nella scena, come per dire "è davvero mia questa illustrazione".
Nota: c'è anche il ninja, ovviamente! Al centro della scena, dentro la cabinovia come se fosse un turista che guarda il panorama, c'è in ninja insieme ad altri cosini. Il mio personaggio ricorrente non poteva certo mancare...
Costruzione dell'illustrazione
C'è una cosa che ho apprezzato tanto del processo che mi ha portata alla realizzazione di questa copertina, ed è la collaborazione e la raccolta di feedback costruttivi.
Come prima cosa avevo realizzato due schizzi per l'illustrazione: una è quella che è poi diventata la copertina finale, l'altra rappresenta invece un punto di vista un po' più lontano. Anche in questo caso è una visione aerea, ma mostra la montagna nella sua interezza, come se fosse un personaggio vivente contornato da tutte le sue attrazioni.
Essendo legata ad entrambe le illustrazioni, ho chiesto ai miei follower di decidere quale schizzo portare avanti, senza tuttavia ricevere alcun aiuto: il sondaggio è finito al 50 e 50. Parità esatta tra i due disegni. È stato divertente, anche se di poco aiuto!
Come seconda cosa, ho sottoposto lo schizzo in elaborazione agli amici del Collettivo Illustrazione Ticino, ricevendo preziosi consigli su come migliorare l'immagine: abbassare l'orizzonte mi avrebbe permesso di esprimere meglio il concetto di maestosità che la montagna ha nei confronti del paesaggio circostante (è incredibile come pochi centimetri possano fare la differenza di percezione!). Lavorare sulle ombre e le luci mi avrebbe invece permesso di dare maggiore incisività alla scena (intervento che sembra ovvio e scontato, ma che purtroppo io tralascio molto spesso!).
Il risultato finale è stato sicuramente migliore, rispetto a quello che avrei potuto realizzare senza aver condiviso gli schizzi preliminari e raccolto questi feedback da professionisti.
Guardare meglio
Monteceneri è sempre lì. Non è cambiato.
Ma forse, dopo averlo disegnato, mi è più chiaro perché vale la pena guardarlo con un po’ più di attenzione. Non solo guardarlo, ma farlo guardare anche agli altri.
E forse è proprio questo il senso di The Ticineser: prendere qualcosa di familiare e restituirlo con uno sguardo diverso.
Cosa rappresenteranno i miei colleghi illustratori, per i prossimi mesi? Non vedo l'ora di scoprirlo!
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